Non il taglio di un nastro, ma la restituzione di un luogo alla comunità. È questa l’immagine che ha accompagnato l’intervento di don Antonino Treppiedi, Presidente della Fondazione San Giorgio, durante l’inaugurazione di Casa Sant’Ernesto a Corese Terra.
Un intervento che ha unito memoria, gratitudine e visione futura, ripercorrendo il lungo cammino che ha portato al recupero dell’ex struttura delle Maestre Pie Filippini e rilanciando la sfida di garantire continuità ai servizi anche dopo la conclusione delle misure finanziate dal PNRR.
«Non inauguriamo un immobile, ma un luogo che è tornato a vivere»

Fin dalle prime battute del suo intervento, don Treppiedi ha voluto chiarire il significato profondo dell’opera realizzata.
«Questa è la più importante realizzazione che attraverso il PNRR abbiamo posto a compimento in questa realtà del Distretto Sociale RI/3 e, in buona parte, della provincia di Rieti. Questa è l’inaugurazione più importante non di una struttura, non di un immobile, ma di un luogo che è tornato a vivere».
Per il Presidente della Fondazione, il valore dell’iniziativa non risiede soltanto nel recupero edilizio, ma soprattutto nella capacità di restituire una funzione sociale a un luogo che per decenni aveva rappresentato un punto di riferimento per il territorio.
Il recupero della memoria
Nel suo racconto, don Treppiedi ha ripercorso la storia dell’immobile, ricordando il ruolo svolto dalle Maestre Pie Filippini e il lungo lavoro che ha portato alla rinascita della struttura.
«Quando abbiamo recuperato questo luogo che poteva apparire un luogo di abbandono, abbiamo trovato di tutto. Ma era proprio quel tutto che ci spronava a restituire l’immobile a tutti. Era il dovere della memoria che diventava dovere di un impegno per una realtà che non poteva essere consegnata soltanto ai ricordi».
Un passaggio che ha voluto sottolineare come il progetto sia nato dalla volontà di dare continuità alla missione educativa e assistenziale che aveva caratterizzato la storia dell’edificio.
Una casa già operativa
Uno degli aspetti più importanti evidenziati dal Presidente della Fondazione riguarda il fatto che Casa Sant’Ernesto non rappresenta un progetto soltanto sulla carta.
«Noi oggi stiamo inaugurando l’immobile, ma già i ragazzi ospiti, insieme ai ragazzi della casa di Scandriglia, portano avanti un lavoro quotidiano attraverso i tirocini di inclusione sociale. La disabilità non è diventata un motivo di ghettizzazione, ma un impegno per la vera integrazione sociale e per la vera inclusione sociale».
Attraverso i percorsi attivati dalla Fondazione San Giorgio, i giovani coinvolti stanno già svolgendo esperienze formative e lavorative presso attività commerciali e realtà produttive del territorio.
Un modello che punta a trasformare il concetto di assistenza in opportunità concreta di autonomia e partecipazione.
Perché Casa Sant’Ernesto
Tra i passaggi più significativi dell’intervento anche la spiegazione del nome scelto per la struttura.
Don Treppiedi ha ricordato la figura di Sant’Ernesto di Zwiefalten, abate benedettino del XII secolo, associando la sua opera di riforma e ricostruzione al percorso intrapreso dalla Fondazione.
Il riferimento è stato anche un modo per rendere omaggio al Vescovo della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto, Monsignor Ernesto Mandara, che ha fortemente sostenuto la nascita della Fondazione San Giorgio e il recupero dell’immobile.
La sfida della continuità
Se il recupero dell’immobile rappresenta il primo risultato, per don Treppiedi la vera sfida inizia adesso.
Nella parte conclusiva del suo intervento ha infatti rivolto un appello alle istituzioni presenti affinché i servizi possano proseguire anche dopo la conclusione della fase straordinaria finanziata dal PNRR.
«Terminata questa fase del PNRR noi siamo certi che si voglia portare avanti, attraverso le risorse del Consorzio, della Regione e dello Stato, quello che questa casa ha inaugurato: un metodo di lavoro, un incontro, una speranza per questi ragazzi e per le loro famiglie».
Un messaggio che guarda al futuro e che individua nella collaborazione tra enti pubblici, terzo settore e Chiesa la condizione necessaria per consolidare quanto costruito.
I prossimi progetti della Fondazione
Nel corso del suo intervento, don Treppiedi ha anche annunciato nuove prospettive per la struttura.
Grazie all’impegno della Diocesi, il secondo piano dell’edificio verrà ristrutturato per ospitare ulteriori servizi dedicati ai bambini e alle persone con disabilità.
L’obiettivo è ampliare progressivamente le attività della struttura, rafforzando il ruolo di Casa Sant’Ernesto come presidio sociale per l’intero territorio del Distretto Sociale RI/3.
«La carità è la virtù che cambia la storia»
A chiudere l’intervento è stato un richiamo alle parole di Papa Leone XIV e al valore della carità come strumento di trasformazione sociale.
«La nostra fede è uno stile di vita che si compie nella carità ed è questa la virtù che più di tutte cambia la storia. Noi possiamo cambiare la storia, ma lo possiamo fare solo con l’amore».
Una frase che sintetizza il significato più profondo di Casa Sant’Ernesto e della missione che la Fondazione San Giorgio intende portare avanti: trasformare luoghi, risorse e relazioni in opportunità concrete per le persone più fragili, mettendo sempre al centro la dignità della persona e il valore della comunità.







