“Non celebriamo solo una struttura sanitaria”

Non soltanto il taglio del nastro di una nuova struttura sanitaria, ma una visione sociale e territoriale costruita negli ultimi cinque anni dalla Fondazione San Giorgio. Nel corso dell’inaugurazione del Poliambulatorio San Paolo di Poggio Nativo, il presidente della Fondazione, don Antonino Treppiedi, ha pronunciato un lungo intervento nel quale ha ripercorso il cammino dell’ente, ringraziato istituzioni e collaboratori e rilanciato le future sfide della Fondazione sul territorio della Sabina e dell’area romana.
«Con l’inaugurazione del Poliambulatorio San Paolo celebriamo non soltanto l’apertura di una nuova struttura sanitaria, ma anche un ulteriore passo nel percorso che la Fondazione San Giorgio porta avanti da cinque anni al servizio del territorio e delle persone più fragili», ha dichiarato don Antonino.
I cinque anni della Fondazione San Giorgio
Nel suo intervento, il presidente ha ricordato le opere già realizzate dalla Fondazione: dalla RSA Maria Immacolata di Nerola al Centro Alzheimer di Passo Corese, passando per la Casa per Disabili di Scandriglia, la gestione della Casa per Anziani Giuseppe Boccetti di Monterotondo, il servizio di assistenza domiciliare integrata e le nuove strutture dedicate ai minori e alle donne in difficoltà.
Don Antonino ha inoltre sottolineato il legame profondo tra la Fondazione e la Diocesi Sabina, ringraziando il Vescovo Ernesto Mandara per la visione che ha accompagnato questi anni di crescita.
«A lui non solo i segni di gratitudine e di affetto, ma soprattutto va dato merito di una visione improntata alla lungimiranza, alla capacità di non lasciarsi incatenare da una quotidianità talvolta opaca e problematica, ma di sapere essere sempre un uomo collante di esperienze e soprattutto capace di vedere il domani», ha affermato.
“Un poliambulatorio a servizio di un territorio vasto”

Nel corso del discorso, don Treppiedi ha evidenziato le difficoltà affrontate per realizzare il nuovo presidio sanitario.
«Non è stato facile un poliambulatorio a servizio di un territorio così vasto, non è stato facile aprire all’esperienza del convenzionato a supporto e a servizio del pubblico», ha spiegato.
Il presidente della Fondazione ha quindi ringraziato le istituzioni nazionali e regionali, la ASL di Rieti, la Prefettura e tutti coloro che hanno sostenuto il progetto, parlando di una rete di collaborazione costruita attorno ai bisogni delle persone più fragili.
Il futuro: un nuovo poliambulatorio a Monterotondo
Tra i passaggi più importanti del suo intervento anche l’annuncio di un nuovo progetto sanitario nell’area romana della Diocesi.
«Apriremo un’altra poliambulatoriale con l’aiuto dell’Ordine di Malta a Monterotondo», ha annunciato don Antonino, spiegando che la nuova struttura sarà specializzata nei servizi di diabetologia, endocrinologia e nutrizione.
Una prospettiva che conferma la volontà della Fondazione San Giorgio di ampliare progressivamente la propria rete sanitaria e assistenziale.
Il ringraziamento al territorio e ai sindaci

Particolarmente sentito il passaggio dedicato ai sindaci della Sabina e al primo cittadino di Poggio Nativo, Gianluca Vagni, che ha seguito da vicino il progetto.
«Questo poliambulatorio è a servizio di tutto il territorio, di tutti i sindaci, di tutte le comunità, di nessuno escluso», ha affermato don Treppiedi.
Il presidente della Fondazione ha inoltre ribadito la scelta di ottenere non soltanto l’autorizzazione sanitaria, ma anche l’accreditamento della struttura.
«Abbiamo voluto che venisse non solo autorizzato ma che venisse accreditato, perché il servizio diventa credibile quando tu tocchi anche la realtà economica», ha spiegato.
Le ultime parole del discorso: “Questo servizio lo diamo per i poveri”
Le parole finali del discorso sono state tra i momenti più intensi dell’intera inaugurazione.
«Noi questo servizio lo diamo per i poveri, per gli ultimi, per chi non può aspettare sei mesi per fare un esame, per chi non può risolvere tutto mettendo la mano in tasca», ha dichiarato don Antonino davanti alle istituzioni e ai cittadini presenti.
Il presidente della Fondazione ha poi concluso collegando il senso dell’opera al valore evangelico della cura e della prossimità.
«Sentite questo come un luogo che vi appartiene, come casa vostra. E l’ASL non è un’istituzione. L’ASL è una comunità in cui ero nudo e mi avete vestito, ero affamato e mi avete dato da mangiare, ero ammalato e mi avete curato. E quando verranno a dirci “ma quando ho fatto questo?”, quando lo avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me», ha concluso don Antonino Treppiedi.

